La Fisac ha da anni organizzato un suo Dipartimento delle Politiche Sociali, coinvolgendo nell’attività compagne e compagni provenienti dalle diverse strutture territoriali. L’intervento del dipartimento poggia, essenzialmente, su due pilastri: (1) le tematiche più tradizionali inserite nei CCNL e (2) il benessere lavorativo nei luoghi di lavoro. In relazione al primo pilastro, è opportuno sottolineare che il settore finanziario gode di un’ampia rete di protezione sociale che tutela la dignità delle donne e degli uomini che vi lavorano: il comporto di malattia, i permessi e l’aspettativa, la tutela della malattia, la tutela dalle diverse “dipendenze” e della sieroposività, la tutela dei portatori di handicap, il mobbing, il servizio militare, i lavoratori studenti, le borse di studio, l’assistenza sanitaria, l’uso dei video-terminali etc. L’impegno del Dipartimento è di aggiornare e meglio qualificare le previsioni in materia. Il secondo pilastro – quello del benessere lavorativo nei luoghi di lavoro – fa riferimento ad una materia innovativa, ampia, complessa; materia che richiede, da un lato, l’adozione di un approccio interdisciplinare e, dall’altro, la capacità di prevedere interventi frutto della più adeguata sintesi tra aspetti tecnici, organizzativi e culturali. “Fare sicurezza” non significa intraprendere un’attività di basso profilo, ma configura un modo di lavorare e di agire che investe le lavoratrici ed i lavoratori; non è un prodotto, bensì un processo integrato che si rinnova nel tempo e che deve essere costantemente monitorato alla luce degli sviluppi normativi in materia e delle nuove strategie di intervento aziendale, che esasperano vecchi rischi e ne fanno nascere di nuovi.
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Ne consegue che la capacità di un’organizzazione aziendale matura non deve essere solo efficiente e produttiva, ma anche in grado di crescere e svilupparsi, promuovendo e mantenendo un adeguato grado di benessere psicofisico e alimentando positivamente la convivenza sociale di chi e tra chi lavora. Lo snodo, quindi, è partire dai processi produttivi, dalle loro trasformazioni, dal nuovo tessuto sociale del lavoro che avanza nelle aziende, per ricomporre la filiera produttiva, combinandola con la qualità del lavoro e con la qualità delle condizioni professionali e di vita, nella consapevolezza che “le persone” fanno la differenza e sono la chiave di successo delle strategie aziendali. Nel corso di questi anni l’attività del Dipartimento, con l’intento di far sì che le problematiche legate alla qualità delle condizioni professionali e di vita diventino pratica politica, si è articolata lungo un percorso che ha previsto: • la realizzazione di seminari nazionali e di due assemblee nazionali dei RLS; • la partecipazione ad iniziative territoriali; • la realizzazione di un sistematico intervento di informazione, di documentazione, utilizzando anche competenze esterne; • il consolidamento del rapporto con l’Ufficio salute e sicurezza della CGIL, che ha permesso di fare un salto di qualità circa la lettura e la traduzione confederale che di queste problematiche deve dare la categoria. Significativo è stato, nel corso di questi due ultimi anni, il ruolo svolto dalla Fisac, in uno con le altre Organizzazioni Sindacali, nella Commissione Nazionale salute e sicurezza (organismo nazionale di confronto previsto dal CCNL, con il coinvolgimento dell’Abi) che ha avuto una sua sistematica operatività ed ha svolto un dignitoso e positivo lavoro di presidio delle principali questioni sul tappeto, con specifico riferimento al rischio rapina, che possiamo definire il principale rischio del mestiere del bancario.
A tal proposito la nostra Organizzazione è stata ed è impegnata in un confronto aspro con ABI a partire proprio dalla definizione circa la natura di questa tipologia di rischio, dalle responsabilità dirette che ne derivano per i datori di lavoro, i quali sono più preoccupati del rispetto formale delle norme e non della tutela reale dell’integrità psicofisica dei dipendenti e della clientela. È nostra convinzione che la capacità di una azienda che punta all’eccellenza non può riferirsi esclusivamente all’efficienza ed alla produttività, ma deve collocare la tutela della salute e la sicurezza tra i propri asset strategici, perché l’investimento nel fattore umano, il diritto ad un lavoro dignitoso e “sicuro”, sono la chiave del successo delle politiche aziendali, dove le prevenzione è elemento imprescindibile e cioè pre-condizione per qualsiasi politica di qualità. Attualmente, il coordinamento del Dipartimento fa capo al Segretario Nazionale Ezio Dardanelli, mentre l’attività si svolge sotto la diretta responsabilità di Ugo Balzametti.
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